Eke Wilfred Onyema
“Tesi Gregoriana Teologia” 198
2013, pp. 320
978-88-7839-247-2
€25.00
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L'esperienza della Trinità e la Trinità nell'esperienza
"Tesi Gregoriana" Teologia 197 2013, pp. 352 978-88-7839-242-7
Impossibile erat sine Deo discere Deum
“Tesi Gregoriana Teologia” 196 2012, pp. 672 978-88-7839-240-3
O problema teológico da afirmação de Deus, segundo o Cardeal Henri de Lubac (1896-1991) Afirmações humanas de Deus. Momentos diversos, interdependentes. Três etapas de um mesmo diálogo. O edifício teológico construído por Henri de Lubac está organizado sobre uma estrutura que pensa as relações entre Deus e a criatura humana, feitas de apelos e respostas, de gratuidade e liberdade, como um conjunto de três momentos lógicos excelentes em si mesmos, que reclamam uma progressividade e se completam mutuamente. Involuntárias imprecisões terminológicas, nova luz sobre interpretações até então tradicionais e um contexto histórico complexo exasperaram um debate teológico durante décadas. A construção lubaciana, inabalável, segue esse fio condutor quase invisível, presente sempre, que a atravessa e invade. Esta nova proposta de leitura do conjunto da obra teológica de Henri de Lubac, um encontro marcado com seus fundamentos remotos até a sua mais tardia expressão, no entardecer da vida, ganha apoio quando assomam da pesquisa seus mais antigos, autênticos e desconhecidos textos. Eduardo Campagnani Ferreira é sacerdote da Diocese de Bauru, Brasil, ordenado em 1995. Após o Séminaire de Paray-le-Monial, na França, obteve o mestrado e o doutorado em teologia dogmática pela Pontificia Università Gregoriana, em Roma.
La figura del seme e il suo compimento
“Tesi Gregoriana Teologia” 195 2012, pp. 224 978-88-7839-233-5
L’analisi retorica del testo di Mc 4,1-34 mostra che il discorso parabolico del secondo Vangelo è una sequenza organizzata in modo concentrico. Lo studio sui vari livelli dell’organizzazione del testo evidenzia l’uso tipico marciano del termine «parabola» che corrisponde alla sua origine nell’ebraico, “māŝāl”. Infatti, il centro enigmatico del discorso rivela il tono appellativo di ogni parabola: «ascoltate» e «guardate» (4,23-24) come invito alla conversione e a trasformare la vita. Inoltre nel contesto retorico del Vangelo di Marco, il discorso parabolico (Mc 4,1-34) trova il suo equivalente nell’altro grande discorso del capitolo 13,1-37. Se il primo parla dell’immagine del seme, ossia dell’origine, il secondo parla dei segni degli ultimi tempi ossia della fine. Quello che nascosto nell’ascolto della parabola del seme verrà svelato nella visione dei segni degli ultimi tempi. Confrontando questi due discorsi, la figura del seme gettato nella terra trova la sua corrispondenza nella figura del Figlio dell’uomo che viene (Mc 13,26) per donare la sua vita per tutti. Seguendo l’intuizione di P. Beauchamp, l’insegnamento della parabola si realizza nell’insegnamento della passione di Gesù: il compimento della figura del seme è la sua morte che produce molto frutto. Vitus Rubianto Solichin nato a Semarang, Indonesia, nel 1968, appartiene alla Pia Società di San Francesco Saverio per le Missioni Estere. Ha compiuto gli studi teologici in Indonesia ed è stato ordinato sacerdote nel 1997. Ha ottenuto la Licenza in Sacra Scrittura dal Pontificio Istituto Biblico nel 2001 ed ha insegnato nella facoltà N. Driyarka di Filosofia e Teologia a Jakarta dal 2002 al 2006. In giugno 2012 ha difeso la tesi di dottorato in Teologia Biblica presso la Pontificia Università Gregoriana.
Palabra, Sacramento y Carisma
“Tesi Gregoriana Teologia” 194 2012, pp. 304 978-88-7839-229-8
Siguiendo la obra del canonista y eclesiólogo E. Corecco, la presente disertación doctoral nos adentra en el misterio de la Iglesia. El objetivo de la investigación consiste en evidenciar la ontología de la Iglesia como el sustrato de su forma de actuar. El principio escolástico: Operari sequitur essere, ilumina el sendero del canonista de Lugano manifestando el proceder de la Iglesia como agregatium fidelium. Tres son las categorías teológicas que hilvanan el tejido o la trama de la Iglesia, Cuerpo de Cristo, Pueblo de Dios y Templo del Espíritu, a saber: la palabra, el sacramento y el carisma. Ante una visión que entiende la comunidad eclesial como un cuerpo meramente jurídico, este trabajo pretende impulsar una visión dinámica y renovada de la institución y de la constitución de la Iglesia, sacramento universal de salvación. La recepción del concilio Vaticano II ha hecho aflorar una forma ecclesiae en la cual el derecho canónico obedece a las nociones de comunión y sacramento como elementos hermenéuticos y epistemológicos de la conciencia eclesial. La sinodalidad, la potestad sacramental y el fiel como sujeto protagonista de la vida eclesial figuran como los ejes que vertebran la argumentación deeste estudio. Josep-Lluis Serrano Pentinat nació, en 1977, en Tivissa (Tarragona). Tras cursar los estudios eclesiásticos en el Seminario Diocesano de Tortosa, fue ordenado presbítero en el año 2002. Como alumno del Pontificio Colegio Español de San José, obtuvo la licenciatura en Teología dogmática en la Pontificia Universidad Gregoriana de Roma en el 2007. Ha desempeñado su ministerio sacerdotal sirviendo a varias parroquias de la diócesis, a la vez que trabajaba en la Delegación de catequesis y enseñaba como profesor de Teología en el Seminario Mayor y en el Instituto Superior de Ciencias Religiosas a distancia. Siendo alumno de la Pontificia Academia Eclesiástica, elaboró esta disertación con la que consiguió el grado de doctor en Teología, en el año 2012. Worshiping the father in Spirit and Truth
“Tesi Gregoriana” Teologia 193 2012, pp.448 978-88-7839-228-1
For today’s Christians, for whom «the Trinity» is still an enigmatic reality, the gospel of John aims at transmitting what is essential in faith and in profound relationship with God who is the Father, the Son and the Holy Spirit. The present research reveals that the concrete theme of «Worshiping of the Father in Spirit and Truth» involves the very core and essence of our Christian faith and its far-reaching implications for post-Easter believers. The study shows – through a lucid exegetico theological analysis of the key-words of the theme: o` path,r, pneu/ma and avlh,qeia – how the gospel makes plain that these key-words are not only reciprocally interconnected but strictly linked with the person of Jesus. Moreover, they are not just the «keywords » but they refer to the living «persons»: the Father, the Spirit and the Truth, that is to Jesus in person and to the truth of his revelation. Therefore, such an approach to the theme of «Worshiping the Father in Spirit and Truth», within the Johannine account, has to be seen in terms of the relationships among the Father, the Son and the Holy Spirit. In other words, it is the worship of God who is one in three distinct persons. The study explicitly stresses that the above-mentioned relationships among the Father, Jesus and the Holy Spirit are directed towards the world. The indwelling God, Three-in-One in the post-Easter believers and the abiding of these believers in the Father and in the Crucified-Risen Jesus is experienced now in worship by means of the activity of the Spirit. It is precisely through the Spirit that the Father and the Crucified-Risen Jesus invite believers to the lasting relationship with them, which means to «worship» in its deepest sense. Bernadeta Jojko, who was born in Poland, obtained her doctorate in Biblical Theology at the Pontifical Gregorian University with this dissertation. Currently she offers a seminar on the gospel of John and a course on Johannine Corpus at the Pontifical Gregorian University. «Mio Figlio sei tu» (Sal 2,7)
“Tesi Gregoriana” Teologia 192 2012, pp 464 978-88-7839-223-6
L’orazione cristiana per eccellenza, il Padre Nostro, dimostra che la figliolanza è una componente essenziale per comprendere la condizione dell’orante di fronte al Signore. La monografia è costituita essenzialmente da uno studio sulla paternità di Dio nell’Antico Testamento e si concentra specialmente su passi appartenenti al repertorio più specifico della preghiera di Israele, il Salterio. Il principale contributo del lavoro è quello di far emergere la notevole ricchezza espressiva con cui si può evocare il concetto di padre nella Bibbia, specialmente per indicare il rapporto tra Dio e Israele. La prima parte presenta un esame del vocabolario ebraico di base e traccia una descrizione del campo semantico; questo approccio consente di cogliere il senso della paternità non solo da un punto di vista statico (notando esclusivamente i passi in cui vi sono le parole che denotano il genitore), ma fa emergere le diverse funzioni del padre (e le reazioni del figlio) nei vari momenti della crescita della prole (riconosce, alleva, nutre, istruisce, benedice e consegna l’eredità). Nella seconda parte si sviluppa il medesimo studio tematico presentando un’esegesi antologica di tre poemi canonicamente significativi (Sal 2; 80; 103) e una serie di riferimenti ad alcuni versetti appartenenti a testi affini. Tale rassegna offre una panoramica piuttosto ampia dell’impiego del motivo della paternità di Dio in ogni sezione del Salterio e in tutte le diverse situazioni vissute dal fedele (fiducia, angoscia, gioia). Fabrizio Ficco, sacerdote della Diocesi di Roma, ottenuta la licenza presso il Pontificio Istituto Biblico di Roma, ha conseguito il dottorato in Teologia Biblica presso la Pontificia Università Gregoriana. Il presente lavoro corrisponde di fatto alla dissertazione presentata per ottenere il grado di dottore. Le dernier cri de Jésus sur la croix
”Tesi Gregoriana” Teologia 191 2012, pp. 432 978-88-7839-219-9
Le travail de Roger Manzinga, sur le plan de la recherche, se distingue par ces trois aspects: 1° Le choix méthodologique. S’il est vrai que c’est le texte qui détermine les coordonnées méthodologiques, le cri de Jésus sur la croix et le blanc narratif qui en suit – le silence de Dieu – ne peuvent être analysés seulement du point de vue sémantique. C’est la pragmatique qui rend pleine raison à ce texte. Le choix de lire Mc 15,33-41 avec les clés pragmatiques s’est révélé une opération herméneutique féconde. 2° L’analyse des stratégies communicatives du texte en question, comprises celles exprimées à travers le phénomène d’intertextualité, les notions de la réception, de la réécriture … reçoivent dans cette thèse non pas seulement un traitement pertinent aux fins de la thèse, mais deviennent intriguant. 3° Le troisième point de force est le paradoxe comme clef de lecture de l’évangile de Marc. Je sais que cette clef ne fait pas l’unanimité de tous les critiques de Marc, mais tout en sachant qu’aucune lecture est en mesure de résoudre toutes les questions inscrites dans le texte biblique, je suis convaincu que la présence de Dieu-absent est un des aspects plus intéressant du mystère de Dieu dans Marc. La lecture critique des textes littéraires et une connaissance profonde des textes bibliques ont permis a Roger Manzinga de refléter et régénérer ce qui était déjà écrit par d’autres auteurs dans une nouvelle synthèse intellectuellement vive et convaincante. (Prof. Massimo Grilli). Roger Manzinga Akonga, OfmCap. Après le graduat en philosophie (1994), le baccalauréat en théologie (1998) et la licence en théologie biblique aux Facultés Catholiques de Kinshasa (2001), il dispensa des cours bibliques aux séminaires en plus d’une vie immergée dans la pastorale paroissiale avant de poursuivre les études doctorales auprès de l’Université Pontificale Grégorienne. |
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